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L’ORTICELLO DELLE LUMACHE

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“Lumache Italiane”

B&B MARUCOLE: lumache buone buone!

Storia, natura e cultura...

Il Vallo di Diano, con forma ovale, è una pianura molto fertile, che si estende per circa 40 Km da Polla a Casalbuono, con una larghezza media di Km 7 e la superficie di circa 17.000 ettari di seminativi, vigneti, pascoli. La valle è cinta, come in un anfiteatro di verde, da una pittoresca catena  di monti, facenti parte del massiccio appenninico ad oriente e degli Alburni ad occidente dove vi vegetano il castagno, il faggio, l’abete e si presenta come un’oasi a chi viene dalla Lucania e dal Cilento.

Al tempo dei romani, la nostra valle si chiamava “campo atinate”, da Atìnum, oggi Atena, città a quel tempo più importante. Successivamente e fino al Medio Evo, fu detta “Vallis rations”, valle della ragione, poiché qui, all’epoca romana, fu dato solennemente ragione agli agricoltori in dissidio con i pastori per l’uso delle terre dell’agro pubblico che, venuto in possesso di voraci latifondisti, era stato adibito quasi completamente al pascolo.

Sul finire del Medio Evo, essendo prevalsa feudalmente Teggiano, fu detta Valle o Vallo di Diano, storpiatura fonetica del nome originario di Reggiano, così chiamato per analogia con Tegyra, città della Beozia.

Più opportunamente dovrebbe denominarsi Valle del Tanagro, dal fiume omonimo, che l’attraversa da un capo all’altro.

Il fiume Tanagro nasce dal monte Serino, presso Lagonegro e dopo aver attraversato il Vallo di Diano per circa 40 Km, ricevendo il contributo di varie sorgive a destra e a sinistra, tra cui anche la Marza che attraversa il territorio di San Rufo, va a gettarsi nel Sele presso Contursi.

Anticamente, presso Polla, il fiume precipitava in una fenditura del monte, detta ora Criva; tagliato il tragitto cavernoso da Polla a Pertosa (le grotte dell’Angelo), il fiume scorre nuovamente al coperto e le sue acque venivano, dal 1922, utilizzate per produrre energia elettrica per tutti i paesi del Vallo e zone limitrofe.

Nelle prime età della terra la Valle di Diano era un lago che, per i successivi movimenti della crosta terrestre, si andò man mano restringendo, formando dei leghetti che, col tempo e mediante i fiumi, si vuotarono completamente.

I primi a tentare il prosciugamento della nostra Valle furono i Beoti, seguiti dagli Elleni e dai Lucani (sec. X a.C.); ma il più largo contributo al prosciugamento lo diedero i romani, che spaccarono la collina a settentrione di Polla e vi aprirono un canale, detto Fossato od Intagliata. La natura agevolò le aspirazioni dell’uomo: inghiottitoi e grave bevvero l’acqua a sazietà, mentre grandi piogge tolsero il nutriente humus alla montagna, scaricandolo per secoli nel lago sottostante col risultato di elevare e fertilizzare il fondo.

I lavori di prosciugamento furono continuati nel 1839 da Ferdinando IV di Borbone, e negli ultimi decenni dal Consorzio di Bonifica, costituito nel 1926; molto però resta da fare per liberare la valle dalle inondazioni invernali che ancora si verifica in alcuni punti.

Tra i popoli, che abitarono la valle, dopo i Tirreni, ricorderemo i Pelasgi, cacciati dalla Grecia ed approdati nelle nostre regioni (sec. XV a.C.), gli Elleni (sec. X a.C.), i Lucani (sec. V a.C.) e quindi i Romani dopo la sconfitta di Annibale (nel 552 di Roma).

È da ricordare la guerra sociale combattuta dai romani nella Lucania e quindi anche nella nostra valle; le scorrerie di Alarico re dei Goti, di Tòtila, re dei Longobardi, dei saraceni, il passaggio dei francesi col generale Regnier (1806), inviato da Giuseppe Bonaparte contro i Borboni in ritirata; poi le lotte del Risorgimento con Carlo Pisacane trucidato a Sanza (dove oggi troviamo una lapide a suo onore), il passaggio di Garibaldi mentre con i Mille marciava su Napoli e poi… il passaggio dei tedeschi, degli inglesi ed americani nell’ultima, disastrosa guerra mondiale.

La valle di Diano è ancora storica per le città di Tegianum, Atìnum, Marcelliana, Consilino (oggi: Teggiano, Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Sala Consilina), per le lapidi rinvenute, per i ruderi ed i monumenti, per gli accenni dei più noti storici (Livio, Plinio, Virgilio...), per le rovine di templi, teatri, anfiteatri disseminati nei paesi più antichi.

Poi anche per la nostra valle cominciò la lunga notte medioevale, interrotta dalle fiamme e dai clamori delle incursioni barbariche, funestata dal morso implacabile della malaria, prolungata dalla lenta agonia del mondo antico.

Oggi la Piana, placidamente distesa ed incorniciata dai monti, vera oasi nel grigiore delle zone circostanti, si presenta come un sontuoso, suggestivo tappeto, tagliato a rettangoli variopinti, a seconda delle colture.

A notte il Vallo è costellato da mille e mille luci, cui rispondono fittissime quelle del cielo. È il punto di incontro e di fusione fra la Lucania propriamente detta ed il Cilento.

 

Ed in questa vallata stupenda, ammantata di verde perenne, inondata di sole, ebbra di azzurro e ricca di aria pura e fresca, con un panorama incomparabilmente vario e sorprendente, San Rufo occupa innegabilmente un posto invidiabile, per cui a ragione cantava il nostro massimo poeta locale:

“San Rufo mia, aria gentile, beato chi ci viene ad abitare!...”

Storia del Vallo di Diano

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